Dovresti andare in leva? #2

July 19, 2026
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Sono sempre stato attratto dal concetto di “andare in leva”, inteso come amplificazione del proprio tempo, delle proprie risorse e capacità, tanto che, solo qualche settimana fa, ho approfondito l’utilizzo di ETF leveraged per migliorare il profilo di rischio/rendimento del portafoglio e per esporsi maggiormente a rischi “ricompensati” dal mercato, cercando di “demistificare” tutti i luoghi comuni associati.

Adesso (luglio 2026), pur soddisfatto del mio MSCI World x2 Daily, mi ritrovo a riprendere l'argomento da un'altra prospettiva: l’investimento a margine (margin trading), cercando di adottare un approccio il più pratico e implementabile possibile. Per fare ciò ho modellato (con le dovute semplificazioni) le dinamiche di un conto a margine su Interactive Brokers (piattaforma di riferimento da quando sono residente in Svizzera), concentrandomi su ETF scambiati in USD e testando asset allocation diverse tramite simulazioni Monte Carlo.

Doverose premesse prima di iniziare:



Un setup (quasi) rule-based

Ho adottato fin dall’inizio un approccio il più possibile "agnostico" nei confronti del mercato e della teoria classica.
Da un universo iniziale di 76 ETF, 39 dei quali con almeno 20 anni di storico diretto o esteso tramite proxy, invece di scegliere arbitrariamente gli ETF, ho effettuato un primo clustering (hierarchical clustering basato sui daily total return) e individuato il ticker con maggiore AUM in ciascuno dei 5 cluster, da cui sono partito per la costruzione del portafoglio.

Inizialmente, mi sono quindi ritrovato con:

  • VOO (Vanguard S&P 500, azioni USA)
  • BND (Vanguard Total Bond Market, obbligazioni investment grade USA)
  • SGOV (iShares 0-3 Month Treasury Bond, obbligazioni governative a brevissimo termine)
  • GLD (SPDR Gold Shares, oro)
  • GSG (iShares S&P GSCI Commodity-Indexed Trust, materie prime diversificate)

Clustering degli ETF

Solo successivamente, ho arbitrariamente sostituito VOO con VT (Vanguard Total World Stock ETF, azioni globali), per ridurre l’esposizione US e rendere l’analisi più in linea con i miei principi di investimento.

A partire da questi 5 ETF, ho costruito, per ogni scenario, 4 portafogli diversi:

  • min variance, i cui pesi sono ottenuti risolvendo il seguente problema di ottimizzazione:
  • max Sharpe, in cui i pesi sono ottenuti risolvendo il seguente problema di ottimizzazione:
  • equal weight, ogni ETF pesato al 20%
  • market cap (100% VT)

= vettore dei pesi, = rendimenti attesi, = risk-free rate, = matrice di covarianza.

I portafogli sono stati successivamente valutati seguendo le 5 seguenti configurazioni di leva e ribilanciamento sullo stesso orizzonte di 10 anni tramite 2.000 simulazioni Monte Carlo (metodo bootstrap con estrazione a blocchi mobili di 60 giorni).

  • unleveraged, con riallocazione mensile dei pesi e riottimizzazione mensile per min-variance e max-Sharpe
  • leveraged x2 con daily reset, resettando il rapporto di leva a quello target quotidianamente
  • leveraged x2 con weekly reset
  • leveraged x2 con monthly reset
  • leveraged 2x resettando al valore di leva target quando esce dall’intervallo (1,5-2,5)

Tutte le simulazioni sono state effettuate ignorando costi di transazione, bid-ask spread, tasse e slippage.
Il costo della leva è approssimato con EFFR +1% (proxy del margine IB).
I pesi sono ottimizzati su una finestra rolling di 3 anni e una matrice di covarianza OAS.
I rendimenti degli ETF e l’EFFR sono stati campionati congiuntamente, in modo da preservare la relazione osservata tra mercato e tassi.


Un modello semplificato

Più nello specifico, siano (equity, valore netto del conto), (debito) e (esposizione totale del portafoglio), con pari al capitale iniziale. In base ai rendimenti del portafoglio , segue che:

con interessi che si sommano quotidianamente al debito seguendo:

dove è il numero di giorni di calendario trascorsi dall’osservazione precedente.

da cui si deriva l’equity residua:

e il conseguente rapporto di leva

che viene resettato (comprando o vendendo asset per aumentare/diminuire il debito) al valore target periodicamente o “sistematicamente” quando esce dall’intervallo .

*In questo caso: , .


CAGR, volatilità e sequenze di ritorni sfortunate

Breve premessa tecnica necessaria a parte, riporto, prima di commentarli, i risultati rilevanti delle simulazioni (il testo continua in seguito):

Risultati aggregati

Risultati delle simulazioni Monte Carlo

La prima cosa che salta all’occhio è che, per i portafogli diversificati, la reset frequency influenza poco i risultati: le strategie daily, weekly e monthly reset producono infatti metriche molto simili. Per l’equal-weight portfolio, ad esempio, la volatilità annualizzata mediana rimane attorno al 18, mentre il CAGR mediano rimane al 6.9%: differenze economicamente poco significative.

Secondariamente, come è ovvio pensare, la leva aumenta generalmente sia il rischio (inteso come max drawdown e volatilità) che il ritorno:

  • per il market cap, la volatilità mediana aumenta dal 20% plain fino a quasi 40% nel caso leveraged daily, aumento proporzionale al rapporto di leva;
  • analogamente, per l’equal weight, la volatilità aumenta dall'8.8% al 17.7% nel caso leveraged daily.

Si noti tuttavia che la leva NON migliora automaticamente il profilo di rischio/rendimento: per il min-variance il CAGR mediano cresce dal 3.8% al 4.6%, ma volatilità e max drawdown mediano quasi raddoppiano, rispettivamente dal 4.7% al 9.4% e dal -10.6% al -21.9%.

A beneficiare maggiormente dell’utilizzo della leva, al contrario, sono i portafogli con CAGR unleveraged più elevato (growth-oriented), ma il beneficio dipende dalla traiettoria dei rendimenti e dal costo del finanziamento.

Il reset basato su soglie critiche (utilizzando un +/- 25% come trigger) riduce l’esposizione solo quando le perdite spingono la leva oltre 2,5x e aumenta nuovamente l'esposizione quando la leva scende sotto 1,5x: in questa simulazione riduce la volatilità mediana, mentre il CAGR rimane vicino ai casi calendar-based. Restringendo la tolerance band, i risultati convergerebbero progressivamente al caso daily.

Confronto dei percorsi con valore terminale mediano

Confronto dei percorsi al primo percentile del valore terminale

Il risultato più interessante delle simulazioni emerge tuttavia dal confronto tra il market cap unleveraged (100% VT, una delle asset allocation più comuni tra gli investitori retail con elevata tolleranza al rischio e orizzonte lungo) e le strategie equal weight e max-Sharpe in leva x2 con reset mensile.

Entrambe le strategie leveraged mostrano una volatilità annualizzata mediana inferiore al market cap unleveraged: 17.9% per l’equal weight x2 e 16.3% per il max-Sharpe x2, contro il 20% del market cap.

L’equal weight x2 riporta tuttavia un CAGR mediano inferiore (6.9% contro 7.9%) e un CAGR al primo percentile più sfavorevole (-8.3% contro -6.1%).
Il max-Sharpe x2, al contrario, "regge meglio il confronto" con il market-cap unlevered, mostrando un CAGR mediano dell’8.0% e un CAGR al primo percentile del -5.5%.

Coerentemente, i valori terminali mediani per equal weight x2, max-Sharpe x2 e full VT sono, rispettivamente, 196k, 216k e 215k e 42k, 57k e 53k al primo percentile (assumendo sempre un capitale reinvestito per 10 anni con ribilanciamenti mensili).

Confronto dei percorsi al primo percentile del valore terminale

Confronto dei percorsi al primo percentile del valore terminale

Anche i periodi di underperformance sono comparabili: l’equal weight x2 subisce un max drawdown mediano del -40% e al primo percentile del -75%, rispetto a -40% e -73% del market cap unleveraged. Il max-Sharpe x2 rimane più favorevole sotto questo punto di vista, con -34% mediano e -63% al primo percentile.

Si noti comunque che il vantaggio del max-Sharpe x2 non deriva da una maggiore esposizione azionaria: i target mensili assegnano in media a VT il 18% di peso, contro il 20% dell’equal weight, e riducono l'investimento in materie prime al 12%, aumentando moderatamente BND (24%), GLD (22%) e SGOV (24%), offrendo un rapporto di rischio/rendimento più favorevole, particolarmente rilevante in presenza di leva per il peso del volatility drag.

L'utilizzo dei nomi equal weight e max-Sharpe va tuttavia contestualizzato a questo progetto: il primo NON rappresenta genericamente un portafoglio di mercato in cui tutti gli asset hanno lo stesso peso, bensì un portafoglio che pesa in maniera uguale i 5 asset diversificati ottenuti tramite il clustering iniziale. I pesi del secondo dipendono invece fortemente dai rendimenti attesi stimati su finestra mobile e dalla matrice di covarianza utilizzata.


Stocks for the long run...? No!

In sintesi, l’equal weight x2 presenta un'esposizione diversa rispetto a un “banale 100% azioni” (minore volatilità, minore CAGR), l'utilizzo della leva tuttavia non garantisce un rendimento maggiore e non rende necessariamente un portafoglio "superiore" (aggettivo da prendere con le pinze!).

Il max-Sharpe x2, diversamente,_ rappresenta un risultato più interessante rispetto a un classico VT, offrendo, almeno in queste simulazioni, un rapporto rischio/rendimento più favorevole nonostante l'utilizzo del debito.

Lo scopo di queste righe resta puramente esplorativo e puramente teorico, lungi da me concludere che esista un portafoglio Pareto-superior implementabile da tutti, bensì che, prima di concludere "VT (VWCE) & chill" e condannare la leva a priori, avrebbe senso spingersi un po’ più in là, con aspettative realistiche sui costi, drawdown e sui limiti di qualsiasi simulazione Monte Carlo.

Cheers!